07/04/2011
Quante sono le congiunzioni?
Beh ne sono veramente tante, ben 19, e si dividono in due tipi:
Congiunzioni coordinanti
- copulative positive: e, anche, pure, inoltre, ancora, perfino, altresì...
- copulative negative: né, neanche, neppure, nemmeno
- disgiuntive: o, oppure, altrimenti, ovvero, ossia...
- avversative: ma, tuttavia, però, pure, eppure, anzi, nondimeno, bensì, piuttosto, invece, mentre, se non che, al contrario, per altro, del resto, ciò nonostante...
- conclusive: dunque, perciò, quindi, pertanto, allora, per cui, cosicché, inoltre, eppure, insomma, cosi...
- dichiarative: infatti, difatti, invero, cioè, ossia, ovvero, vale a dire in effetti(effettivamente), in realtà...
- correlative: e... e, o... o, né... né, sia... sia, non solo... ma anche, ora... ora, tanto... quanto, tale... quale, cosi... come(come... cosi), sia che... sia che...
Congiunzioni subordinanti
- causali: siccome, poiché, perché, in quanto che, giacché, dacché, dal momento che, per via che, visto che, dato che...
- finali: affinché, perché
- consecutive: cosicché, tanto che, in modo che, così...che, tanto..che
- temporali: quando, finché, fin quando, fintantoché, da che, da quando, dopo che, prima che, mentre, intanto che, (non) appena, ogni qual volta, ogni volta che, ora che
- concessive: anche se, anche quando, anche qualora, nonostante, benché, sebbene, quantunque...
- dichiarative: che, come...
- condizionali: se, qualora, purché, a condizione che, a patto che,...
- modali: come, come se, nel modo che...
- avversative: mentre, quando...
- eccettuative esclusive limitative: tranne che, fuorché, eccetto che, salvo che, a meno che, senza che, per quello che,...
- interrogative dirette: se, come, quando, quanto, perché...
- comparative: come, così...come, più/meno...di come, più/meno...di quanto, più/meno/meglio/peggio...di quello [che], piuttosto che...
20:08
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29/03/2011
Il plurale di euro
Fonte: Treccani
[...] La parola euro, cambia al plurale (trasformandosi in euri, cioè terminando in –i come tutti i regolari sostantivi maschili che al singolare escono in –o) o rimane uguale, cioè invariato?
La faccenda è stata al centro di un acceso dibattito prima e dopo il momento in cui il presidente della prestigiosa Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, nel 2001 prese autorevolmente la parola per dichiarare, in buona sostanza, che euro poteva in modo legittimo considerarsi un vocabolo invariabile nel numero. Militava, a favore di tale pronunciamento, anche il fatto che una vasta campagna mediatica aveva sostenuto tale affermazione. Ma è stato fatto acutamente notare dallo studioso Yorick Gomez Game (nel suo saggio Euro. Storia di un neologismo) che tale campagna, fondata su un approccio sbrigativo e superficiale alla questione, aveva presentato come precetto autoritativo il contenuto di una semplice Nota del 1998, compilata dal Direttore Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, non dotata in sé e per sé di alcuna pretesa o valore di prescrittività. Nella Nota si consigliava l’uso del plurale euro nei documenti legislativi. In breve tempo, la pressione mediatica, la presa di posizione della Crusca, l’aneddoto (ripreso da tutti gli organi di stampa) dell’allora (25 novembre 2001) Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che cancella tutte le attestazioni di euri da un decreto governativo (sostituendole con euro), il definitivo tabellario del trattamento grammaticale di euro nelle varie lingue dei Paesi dell’Unione (che recepisce l’indicazione della Nota del ’98 per quanto concerne l’italiano) producono una forte spinta a favore di euro al plurale, che, fino a quel momento, se la batteva alla pari con euri anche negli usi scritti e perfino in quelli amministrativi e burocratici di ambito pubblico.
C’è da considerare che i sostenitori di euro invariabile basano le loro argomentazioni su un presupposto errato, e cioè che euro sia uno scorciamento di Europa. L’erroneità è dimostrata dal fatto che le abbreviazioni in italiano mantengono il significato della parola da cui derivano e di solito provengono da parole composte: foto=fotografia, bici=bicicletta; ma euro non significa 'Europa' (infatti indica una moneta) ed Europa non è una parola composta. Euro deriva da Euro nel significato di 'europeo', che è un’ellissi di Euro-currency (cioè “eurovaluta”), nato probabilmente negli ambienti finanziari inglesi e presente nella lingua finanziaria inglese dal 1963 già per indicare l’ECU (European Currency Unit), la moneta che precedette l’euro. Quando, nella riunione dei Ministri delle Finanze tenutasi a Valenza, il ministro tedesco Theo Waigel propose euro, fece passare il termine come neutro e dunque accettabile per tutti i Paesi (florin o corona non appartenevano alla tradizione di tutti i Paesi dell’Unione), mentre in realtà si trattava di un anglicismo tecnico.
Nel caso di euro, l’invariabilità al plurale è favorita anche dalla frequenza d’uso di sintagmi come pagamento in euro, debito in euro, [valore] espresso in euro; e dalla propensione a lasciare invariati i forestierismi (gli ufo; i mango). Di quest’ultimo argomento si fanno forti i sostenitori del plurale invariato in –o. Ma non è argomento decisivo: in virtù di un uso massiccio, col tempo si può avere il passaggio a un plurale in –i (il gazebo/i gazebo; lo sciampo/gli sciampi) dopo una prima fase di invariabilità (il/i gazebo; lo/gli sciampo).
I dizionari della lingua italiana si comportano in modo vario, ma propendono ormai per la correttezza e unicità del plurale invariato euro. Nell’uso, da qualche anno in qua, è notevolmente maggioritaria la soluzione l’euro/gli euro. Comunque, si deve essere coscienti che il plurale euri non è scorretto, anche se molti storcono il naso perché sentono euri come forma popolareggiante e sbagliata [...]
Fonte: Wikipedia
La parola "euro" viene ufficialmente usata in italiano sia per il singolare che per il plurale, mentre per i centesimi la parola ufficiale è "cent",[3] anche se "centesimo" è consentito, e risulta molto più diffuso.
| Le parole "euro" e "cent" nelle lingue ufficiali dell'UE-15[4] | ||||
| Lingua | una unità | molte unità | singolare | plurale |
|---|---|---|---|---|
| Italiano | 1 euro 1 centesimo | 100 euro 100 centesimi | l'euro il centesimo | gli euro i centesimi |
| Danese | 1 euro 1 cent | 100 euro 100 cent | euroen centen | euroene centene |
| Finlandese | 1 euro 1 sentti | 100 euroa 100 senttiä | euro sentti | eurot sentit |
| Francese | 1 euro 1 centime | 100 euros 100 centimes | l'euro le centime | les euros les centimes |
| Greco | 1 ευρώ 1 λεπτό | 100 ευρώ 100 λεπτά | το ευρώ το λεπτό | τα ευρώ τα λεπτά |
| Inglese | 1 euro 1 cent | 100 euros 100 cents | the euro the cent | the euro the cent |
| Olandese | 1 euro 1 cent | 100 euro 100 cent | de euro de cent | de euro's de centen |
| Portoghese | 1 euro 1 cêntimo | 100 euros 100 cêntimos | o euro o cêntimo | os euros os cêntimos |
| Sloveno | 1 evro 1 cent | 100 evrov 100 centov | evro cent | evri centi |
| Spagnolo | 1 euro 1 céntimo | 100 euros 100 céntimos | el euro el céntimo | los euros los céntimos |
| Svedese | 1 euro 1 cent | 100 euro 100 cent | euron centen | eurorna centen |
| Tedesco | 1 Euro 1 Cent | 100 Euro 100 Cent | der Euro der Cent | die Euro die Cent |
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19:54
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20/03/2011
Lo sapevi che: Cammelli e aghi
Nel Vangelo di San Matteo si legge "E’ più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago, che un ricco entri del regno dei Cieli".
In realtà San Geronimo, che tradusse dal greco al latino il testo, interpretò la parola "kamelos" come "cammello", mentre l’esatto significato è "grossa fune utilizzata per l’attracco delle navi".
Il senso della frase resta sostanzialmente lo stesso, ma acquista molta più coerenza.
13:10
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19/03/2011
Lo sapevi che: Il toro non è solo un animale
Lo sapevate che il toro non è solo un animale, in geometria il toro è una superficie a forma di ciambella.
Può essere ottenuta come superficie di rivoluzione, facendo ruotare una circonferenza, la generatrice, intorno ad un asse di rotazione appartenente allo stesso piano della generatrice, ma disgiunto da questa.
Il termine deriva dal latino torus che indicava, fra le altre cose, un tipo di cuscino a forma di ciambella.
Wiki: Toro (geometria)
13:22
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30/12/2010
Accademia della Crusca - "E", accento acuto o grave
Di seguito alcune indicazioni su quando usare l'accento acuto e quando quello grave sulla lettera "e", prese dal sito dell'Accademia della Crusca:
[...] L'accento di perché, per esempio, non è lo stesso di caffè: il primo, che va dal basso verso l'alto, si chiama acuto, mentre il secondo, che va dall'alto verso il basso, si chiama grave.
In genere, quando si scrive, non si fa attenzione al tipo di accento, e lo si segna come un trattino obliquo da appoggiare distrattamente sulla vocale finale. Ma nell'uso veramente corretto le cose non stanno così: con l'accento acuto (´) indichiamo la e chiusa di perché, con l'accento grave (`) indichiamo la e aperta di caffè. Se vogliamo che il nostro scritto sia impeccabile, dobbiamo rispettare queste differenze: soprattutto se non scriviamo a mano, ma usiamo una macchina per scrivere o il computer, distinguiamo fra la é e la è: sulla tastiera c'è un tasto apposta per questo!
Per aiutarvi, vi diamo l'elenco della parole più comuni che richiedono l'accento acuto sulla e finale: affinché, benché, cosicché, finché, giacché, né, nonché, perché, poiché, purché, sé (quando è pronome: "Marco pensa solo a sé"), sicché, ventitré e tutti i composti di tre (trentatré, quarantatré, centotré, ecc.); infine, le terze persone singolari del passato remoto di verbi come battere, potere, ripetere, ecc.: batté, poté, ripeté, ecc.
In tutti gli altri casi, l'accento sulla e finale è grave. Ricordate, in particolare, di segnarlo sulla terza persona del presente indicativo del verbo essere: è, su tè e su caffè. [...]
21:47
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21/03/2010
La Cometa di Halley
La cometa di Halley deve il suo nome a Sir Edmond Halley (1656-1742), astronomo inglese che la osservò nel 1682. Egli confrontò l'orbita della cometa con quella di altre, osservate nel 1531 e nel 1607, scoprendo che erano simili. Egli ipotizzò quindi che si trattasse dello stesso oggetto, che si ripresentava ad intervalli di 76 anni. Dopo la sua morte, nel 1758, la cometa fu effettivamente osservata secondo quanto l'astronomo aveva predetto, e fu chiamata "cometa di Halley" in suo onore. L'arrivo del 1910 è stato particolarmente rilevante per molte ragioni: non solo è la prima orbita della cometa per cui esistono fotografie, ma è stato anche un passaggio relativamente ravvicinato alla Terra , ha creato spettacolari vedute, e la Terra è passata attraverso la sua coda. L'incontro del 1986 è stato meno favorevole per le osservazioni: la cometa non ha raggiunto la luminosità degli incontri precedenti, e, con l'aumento dell'inquinamento luminoso dell'urbanizzazione, molte persone non l'hanno vista affatto. Comunque, lo sviluppo del viaggio spaziale ha dato agli scienziati l'opportunità di studiare una cometa da vicino, e molte sonde furono lanciate con tale obiettivo. La più spettacolare è stata la sonda Giotto, lanciata dall'Agenzia Spaziale Europea, che è passata vicino al nucleo della cometa. La cometa di Halley ritornerà nell'estate del 2061.
14:10
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09/03/2010
Accademia della Crusca - La punteggiatura
"Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l’avarizia de’ segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt’un periodo. Oltre che il tedio e la stanchezza del povero lettore che si sfiata a ogni pagina, quando anche non penasse a capire, nuoce ai più begli effetti di qualunque scrittura".
G. Leopardi
Di seguito alcune indicazioni sull'uso della punteggiatura prese dal sito dell'Accademia della Crusca:
Il punto (anticamente punto fermo, maggiore, stabile, finale o periodo) si usa per indicare una pausa forte che segnali un cambio di argomento o l’aggiunta di informazioni di altro tipo sullo stesso argomento. Si mette in fine di frase o periodo e, se indica uno stacco netto con la frase successiva, dopo il punto si va a capo. Il punto è impiegato anche alla fine delle abbreviazioni (ing., dott.) ed eventualmente al centro di parole contratte (f.lli, gent.mo), ricordando che in una frase che si concluda con una parola abbreviata non si ripete il punto (presero carte, giornali, lettere ecc. Non presero i libri).
«Non è raro, nello scrivere moderno, l’uso del punto fermo dove una volta si sarebbero messi i due punti o anche il punto e virgola. Su ciò non possono darsi regole fisse: il prudente arbitrio dello scrittore giudicherà in ogni caso quel che convenga meglio» (Malagoli 1905: 133).
19:36
Scritto da: creare123
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03/03/2010
Spannometrico
Vi è mai capitato di sentire la parola "spannometrico"? Il significato è quello di "approssimativo, a grandi linee" (un calcolo spannometrico, cioè "a spanne"). Deriva dal fatto che misurando qualsiasi lunghezza in spanne(distanza che intercorre tra il pollice e il mignolo di una mano aperta al massimo), la misura risulta imprecisa perché la lunghezza della spanna varia da persona a persona. Il suo uso è particolarmente diffuso in campo informatico.
Il lemma è presente nel Grande Dizionario Italiano dell'uso (Utet):
"Composto di spanna e -metrico: (scherz.) di calcolo, metodo e sim.: che si basa su una valutazione molto approssimativa."
20:44
Scritto da: creare123
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22/02/2010
Il buono e il cattivo
20:12
Scritto da: creare123
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13/02/2010
Vi presento il vostro cervello
Se davvero volete allenare il vostro cervello, allora dimenticate sudoku e parole crociate, ma mangiate cioccolato fondente, fate molto sesso e seguite l’esempio dei popoli scandinavi che mangiano carne e affettati a colazione. Da evitare invece: soap opera, lamentarsi di continuo, frequentare persone lagnose. Questi sono alcuni dei consigli suggeriti dai ricercatori Simon Wootton e Terry Horne, per stimolare il cervello a funzionare in modo ottimale. Per anni si è pensato che le capacità cognitive del cervello fossero geneticamente determinate, mentre ora è chiaro che dipendono dalle scelte di vita: quello che mangiamo, beviamo, come impariamo a scuola, sono tutti fattori cruciali. Quindi le persone possono fare scelte di vita che non solo sono in grado di prevenire quello che è visto come un declino inevitabile dopo i 17 anni, ma anche di aumentare costantemente le loro capacità cognitive durante tutto l’arco della loro vita da adulti. La felicità e l’ottimismo aiutano il cervello: frequentare gente che ci fa ridare, avere senso dell’umorismo, evitare chi si lamenta sempre e le negatività della vita. Questo è il primo passo! Ma gli autori avvertono di non accanirsi a cercare la felicità perfetta, molto meglio il cosiddetto Bliss: Body pleasure (piacere del corpo), Laughter (risate), Involvment (coinvolgimento), Satisfaction (soddisfazione) e Sex (sesso), tutte cose che aiutano il cervello a pensare meglio.
Per chi volesse approfondire l’argomento può leggere Teach Yourself: Training Your Brain
13:49
Scritto da: creare123
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